A TRIESTE CON IL SINDACO DIPIAZZA LE UNIONI CIVILI SONO UNA CORSA A OSTACOLI

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Leggo con imbarazzo la notizia apparsa sui quotidiani locali (http://ilpiccolo.gelocal.it/…/nozze-arcobaleno-a-trieste-la…) relativa all’unione civile di una coppia omosessuale e il benservito ricevuto dall’amministrazione Dipiazza, dopo la richiesta al Comune di Trieste nello scorso mese, di celebrare la propria unione civile.

Posso solo immaginare la delusione di questa coppia di persone che avrebbero voluto semplicemente festeggiare in pubblico, con amici e parenti, la loro vita assieme. Sapere che possa esistere una parte di cittadini tagliati fuori da un servizio a discrezione di chi lo eroga, sono convinto sia un’azione antidemocratica.

Il Movimento 5 Stelle si sta muovendo su ben altra linea e il sindaco Appendino di Torino, col suo gesto negli scorsi giorni, è un ottimo esempio del vero cambiamento che stiamo apportando nelle amministrazioni.

Meme Dipiazza omofobo

Conosco persone che lottano quotidianamente per i loro diritti, che ormai dovrebbero esser scontati e percepisco la loro forza nel parlarne. Sono persone a cui è stato sottratto, in questo caso, il diritto alla semplice felicità di una festa.

Poiché la legge Cirinnà è per l’appunto legge non è possibile impedire le unioni civili, ma la giunta di destra capitanata dal moralizzatore Dipiazza fa la sua parte per renderne difficile e onerosa l’operatività. Il caso specifico vede una coppia di fatto che dopo oltre vent’anni di convivenza decide di convolare a nozze in quel di Trieste.

La manovra da parte della Giunta triestina è subdola perché non si vieta l’unione civile ma la si rende il più complicato possibile.
Vietare la cerimonia nelle sala dei matrimoni e durante i giorni “canonici” per questi riti quali il sabato e la domenica sembra a tutti gli effetti uno sgarbo atto unicamente a rendere difficoltoso un evento che normalmente è piacevole e indimenticabile.
L’intento è chiaro, vale a dire fare dello sterile ostruzionismo per cercare di tenere alto il vessillo della famiglia tradizionale di fronte all’elettorato conservatore e cattolico.

Il sindaco Dipiazza forse dovrebbe pensare ad aggiustare ciò che a Trieste non funziona, invece di togliere un mattoncino di civiltà faticosamente conquistato negli anni.

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