Ceta: non è detta l’ultima parola

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Il Ceta, nell’indifferenza di buona parte dei media italiani impegnati ad inseguire Virginia Raggi o a dare spazio a quel che rimane del Partito Democratico, nel frattempo è stato approvato dal Parlamento Europeo. Un accordo in pieno stile TTIP, ovvero liberalizzazione sfrenata, larghe autostrade per OGM ed altri alimenti e prodotti che in questo momento non possono essere distribuiti in Europa. Oltre a ciò privatizzazioni di servizi pubblici come acqua e scuole senza contare la scellerata idea di affidare ad un organo sovranazionale il ruolo di poter dirimere eventuali contenziosi tra le parti, ad esempio una multinazionale contro uno stato.

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Questo è il quadro, decisamente non rassicurante. Per fortuna una speranza ancora di bloccare questo suicidio europeo c’è, perché il Ceta per diventare pienamente operativo ha bisogno che su alcuni argomenti specifici vi sia il benestare di tutti i 28 paesi dell’Unione. Basta che un solo governo lo bocci e il Ceta si blocca.
Ecco, voglio sperare allora che il nostro paese sia proprio uno di questi, con un governo che finalmente e per una volta dimostri di non voler abbandonare le piccole e medie aziende agricole al loro già difficile destino, che mostri la volontà di tutelare la salute dei propri cittadini che hanno tutto il diritto di acquistare prodotti sani, dagli standard qualitativi garantiti.

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