Golfo del Messico, icona dei nostri tempi

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Succede in Messico in un’area estesa del Golfo che copre oltre 23 mila chilometri quadrati.

Qui la vita marina pare non esistere quasi più. I pesci non trovano un elemento essenziale che è l’ossigeno e quindi muoiono. Il tutto a giudizio del Noaa (The National Oceanic and Atmospheric Administration), ovvero l’ente americano che monitora l’evoluzione del tempo e del clima, avviene a causa di un concatenamento di eventi naturali che possiamo considerare i killer, ma i cui mandanti, ancora una volta sono gli uomini. Infatti dal monitoraggio che il Noaa sta facendo sulla zona da oltre 32 anni, emerge chiaramente che la causa di ciò è che la sovrabbondanza di piogge nella zona del Messico ha provocato un enorme deflusso dell’acqua dei fiumi nel mare. Indovinate cosa c’è nell’acqua dei fiumi americani che scaricano in quella zona?

Enormi quantità ti azoto e fosforo, che guarda caso sono utilizzati come concimi dall’industria agricola americana. Questo ha portato a generare uno squilibrio nella flora e fauna marina con la proliferazione di alghe giganti che consumano buona parte dell’ossigeno e che quindi hanno man mano ucciso gli altri essere viventi.
Ma di che tipo di coltivazioni si tratta e in quali quantità per creare un danno di dimensioni così vaste? Pare si tratti di mais e soia che servono all’industria della carne americana quali alimenti per gli animali da macello come ad esempio la Tyson Foods. Quindi i nitrati e il fosforo che in quantità enormi si riversano nel Golfo del Messico hanno anche i potenziali “mandanti”.

E’ veramente difficile immaginare un mondo miglior e diverso dall’attuale, fino a quando le logiche e le normative produttive non contempleranno delle responsabilità sociali a carico di chi realizza e immette sul mercato i prodotti, qualsiasi essi siano. Per fare un esempio, credo che il produttore di telefonia debba farsi carico della rottamazione del telefono, e lo stesso vale per qualsiasi altro bene di consumo, una volta che sarà veramente inservibile, così come della fine che farà il suo packaging. Non è più sostenibile che chi sta a monte nella filiera produttiva non risponda dei danni che poi ci troviamo a valle, che derivano in buona parte al produrre in un certo modo per soddisfare esclusivamente le proprie esigenze.

Abbiamo bisogno di un’altra visione, e non c’è più molto tempo.

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