Sofferenza animale, è ora di cambiare rotta a partire dall’etichettatura

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Nei giorni scorsi ho presentato un’interrogazione parlamentare alla Commissione europea riguardo all’etichettatura delle carni bovine.

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Infatti, secondo uno studio pubblicato dalla Commissione stessa già nel 2015, il 52% dei consumatori europei si lamenta di non disporre delle sufficienti indicazioni e informazioni nell’etichetta e vorrebbe delle etichette che certifichino il rispetto del benessere degli animali allevati, ricevendo delle informazioni sulla tipologia dell’allevamento.

Oggi la presa di coscienza da parte dei cittadini sull’importanza di garantire il benessere degli animali è sempre maggiore e sotto gli occhi di tutti.

Perché, allora, non si segue la procedura già esistente, per esempio, per il settore delle uova, dove oltre a dover specificare l’allevamento di provenienza, è obbligatorio anche indicare come sono state allevate le galline?

Sapere se gli animali provengano da un luogo di sofferenza, talvolta di tortura, o meno potrebbe cambiare radicalmente la coscienza del consumatore e quindi, indirettamente, portare gli allevatori a prediligere metodi che rispettino il benessere dell’animale.

A queste mie domande, il commissario all’agricoltura Phill Hogan risponde:

“Le norme dell’Unione sull’etichettatura delle carni bovine, in particolare i sistemi di etichettatura volontari, nel 2014 sono stati oggetto di un attento riesame. In base alle norme rivedute, entro il 18 luglio 2019 la Commissione è tenuta a presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione riguardante l’attuazione e l’impatto della revisione. Nell’ambito di tale obbligo, e come raccomandato anche da una recente valutazione, la Commissione coglie l’opportunità di valutare l’eventuale necessità di ulteriori revisioni della normativa dell’Unione in materia di etichettatura delle carni bovine.”

Vedo in questa risposta uno spiraglio per realizzare la volontà di molti cittadini che tengono realmente al benessere degli animali.

Farò di tutto perché questo sia solo l’inizio di un percorso volto a migliorare la qualità della vita degli animali, per liberarli definitivamente dalle gabbie.

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