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Blocchiamo le pratiche sleali contro gli agricoltori!


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Questa settimana sono intervenuto in Commissione Agri su un argomento particolarmente cruciale, che è quello della tutela degli agricoltori, a proposito delle pratiche sleali che li vedono spesso vittime nella filiera del valore che è composta da loro, dagli intermediari (l’ingrosso dove ancora esiste) e dalla grande distribuzione organizzata. Gli agricoltori rappresentano l’anello più debole di questa filiera e vanno tutelati.

La debolezza della posizione degli agricoltori all’interno della catena di approvvigionamento, soprattutto nei confronti di grossisti e grandi distributori è indiscutibile e si riscontra in tutte le analisi di mercato che abbiamo a disposizione.

Vi faccio qualche esempio di pratiche sleali che avvengono ad opera di soggetti tra soggetti forti (la distribuzione) nei confronti dei contrattualmente deboli (produttori): ritardare i pagamenti, modificare unilateralmente gli accordi contrattuali, rifiutare di sottoscrivere contratti scritti, inserimento di costi fittizi e così via. Ovvio che basterebbe imporre le adeguate contromisure, ma la Commissione europea cosa sta facendo? Oltre ai buoni propositi servono anche le norme!

Il Parlamento Europeo ha più volte espresso la propria preoccupazione, chiedendo in diverse occasioni alla Commissione di intervenire con delle linee guida normative per fare chiarezza sulle pratiche commerciali che non dovrebbero essere ammesse, e ciò a tutela dei più deboli. Tuttavia, la Commissione europea sembra piuttosto restia ad intervenire. Più volte il Commissario Hogan si è impegnato con vaghe promesse ma che ad oggi non hanno portato concretamente a nulla di concreto. Hogan deve prendersi le sue responsabilità e agire.

Personalmente nel corso del mio intervento ho chiesto che la Commissione europea la smetta di tergiversare accampando scuse si creino da subito delle norme di base armonizzate a livello comunitario. In un mercato sempre più interconnesso, lasciare a ciascuno Stato la decisione se e come intervenire, o peggio, affidarsi alla buona volontà dei soggetti coinvolti consapevoli di forza avesse qualche interesse a rinunciarvi) è ingenuo e sterile.

Dobbiamo partire dalla consapevolezza che il vero aiuto agli agricoltori non può solo basarsi su enormi spese di fondi pubblici, ma dovrebbe essere prima di tutto fondato sulla creazione di condizioni di mercato che permettano loro di operare vedendosi riconosciuto il giusto profitto per il loro lavoro. Dobbiamo difendere i nostri agricoltori!


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