Addio Rag. Fantozzi, ci ha lasciati soli con il Perito Poletti

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Oggi si incrociano due notizie, quasi per caso, entrambe tristi ed entrambe fatalmente collegate tra di loro. La prima è la morte di Paolo Villaggio, il geniale creatore del Rag. Ugo Fantozzi, e l’altra la ripresa della disoccupazione, soprattutto di quella giovanile, ammesso e non concesso che negli ultimi anni ci sia stato in qualche raro momento un aumento dell’occupazione, cosa che in realtà non è.

Le 2 notizie sono fortemente connesse da un’unica parola: ”lavoro”. Villaggio ha rappresentato nel corso degli anni in modo magistrale il mondo del lavoro, quello frustato e frustrante, quello che non ti fa dormire di notte per le tensioni che hai accumulato durante il giorno, l’STAT invece con il suo rapporto periodico oggi rappresenta una frustrazione altrettanto forte e diffusa, quella del lavoro che non c’è, quella del precariato, quella del lavoro a termine, dell’Italia bloccata che non riparte, quella dei familiari, dei nonni che di fatto sono i veri ultimi ammortizzatori sociali di questo paese scalcinato e maltrattato.

In tutto ciò abbiamo al Governo il due volte Ministro del lavoro e delle politiche sociali del Governo Renziloni, il perito agronomo Poletti, che nel corso della sua folgorante carriera ha indicato più d’una strada ai disoccupati e ai giovani in cerca di prima occupazione, ovvero: ”ci sono persone andate via e che è bene che stiano dove sono perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”, “oppure giocare a calcetto serve di più che inviare curriculum”, o anche “accettate qualsiasi voto all’università, tanto il voto serve a nulla e la laurea a 28 anni è inutile”. Detto da lui che la laurea manco ha provato a cercarla è una garanzia.

Potete immaginare come questo paese possa risorgere dalle proprie ceneri guidati da questa concentrazione di luminari, come Poletti o la Fedeli, i quali non solo non hanno titoli, ma neppure, cosa ben più grave, una visione, un progetto, praticamente il nulla.

Caro Rag. Fantozzi, lei quantomeno ci ha raccontato un’Italia vera e sofferente, tragicomica e laboriosa, almeno ci ha fatto ridere di gusto e pensare.
Cosa dice, lasciare il Paese in mano a questi non “è una cagata pazzesca?”

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