Animali liberi, se vogliamo possiamo

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In questi giorni sto raccogliendo dalla stampa nazionale alcuni piccoli segnali che mi danno speranza nel pensare che la cultura che stiamo cercando di diffondere sul tema del rispetto degli animali e del fatto che siano esseri senzienti, si stia realmente diffondendo.

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Oggi leggo che in uno zoo in Argentina una scimpanzé il cui nome è Cecilia, che viveva in una piccola gabbia di cemento da sola, è stata liberata. Cecilia era rimasta sola dopo la morte di altri scimpanzé ed era caduta in depressione.

Incredibilmente lo scorso novembre la giudice María Alejandra Mauricio decideva di accogliere la richiesta di applicare l’Habeas Corpus, un principio giuridico che tutela la libertà della persona negando una detenzione priva di chiari elementi d’accusa. Quindi il fatto clamoroso è che all’animale è stato traslato e riconosciuto un diritto umano.

Cecilia è stata così trasferita al Santuario delle grandi scimmie a Sorocaba, nello Stato di San Paolo, in Brasile.

Mentre leggo questa notizia me ne arriva un’altra: nell’isola di Taiwan dal maggio di quest’anno sarà vietato mangiare carne di cane e di gatto.

Il Parlamento di Taiwan ha approvato una legge che punisce l’uccisione di cani e gatti per l’alimentazione umana. Questa decisione rientra in un insieme di misure volte aa tutelare gli animali con pene mai viste in quel paese, sino alla detenzione in carcere.
Anche in questo caso è una svolta storica perché incide in una cultura centenaria, quella asiatica che da tempo immemore considera quegli animali come cibo.

Io personalmente non sogno un mondo privo di mattatoi-lager per gli animali, un mondo senza gabbie e senza sfruttamento degli animali, ma cerco di fare qualcosa di più, cioè lavoro perché questo avvenga. Credo che questo sia lo spirito che molti di noi dovremmo avere, non solo indignarci ma agire per quanto nelle nostre possibilità.

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