I cambiamenti della distribuzione alimentare potranno modificare la nostra vita?

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I segnali sulle tendenze in ambito distributivo che arrivano dall’altra sponda dell’oceano fanno intendere che sono in atto grandi cambiamenti. 
Le conclamate crisi aziendali di grandi retailer (le aziende che vendono direttamente i propri prodotti attraverso catene di negozi di proprietà) come Gap o Abercrombie & Fitch , sono sintomi di un qualcosa che sta cambiando e che coinvolgerà migliaia di azienda da un lato e milioni di consumatori dall’altro.

In gioco ci sono da una parte le vendite online, con Amazon in primis che sta spopolando, e dall’altra le crisi della distribuzione e in particolare quella emergente dei centri commerciali, che si trascinano alcuni dei marchi che nei passati decenni hanno investito molto su questo canale distributivo.

Le vendite online crescono indiscutibilmente ed è plausibile che continueranno a crescere anche nei prossimi anni, spingendo al massimo sul suo vantaggio competitivo, che è un fortissimo marketing sul singolo cliente. Vi faccio un esempio pratico: quando varcate la soglia di un punto vendita probabilmente nessuno sa come vi chiamate, cosa vi piace, che abitudini avete, quanto potete spendere, quante volte avete già speso, qual è il vostro stile di vita. Ebbene se siete soliti navigare sul web, anche solo per pura curiosità, nel momento stesso in cui andate a cercare qualcosa la Rete vi segue, vi memorizza, in gergo tecnico vi “profila”. E questa informazione ha un valore che viene rivenduto alle aziende online che così possono proporvi esattamente quello che desiderate, talvolta anticipando i vostri desideri, anche quelli superflui.

Capite che questo dal punto di vista commerciale è un vantaggio non indifferente rispetto a una distribuzione tradizionale, la quale per arrivare a raccogliere un decimo delle vostre informazioni deve sudare sette camice.
E’ chiaro che il “reale” e il rapporto umano hanno un valore importante e rappresentano e rappresenteranno (per fortuna) ancora un qualcosa a cui sarà difficile rinunciare in toto.
Questo evidentemente Amazon lo sa, ed ecco che l’azienda di Jeffrey Preston Bezos in questi giorni stacca un assegno da 13,7 miliardi di dollari e si compra Whole Foods, una catena di supermercati fra le più note e rilevanti degli Stati Uniti. Curioso che un colosso del web, oramai re incontrastato dell’e_commerce, spenda una cifra senza precedenti per entrare nella distribuzione tradizionale. In realtà da un punto vista meramente gestionale, il mix tra ordine virtuale di alimenti e consegna a domicilio grazie a punti fisici ben distribuiti nel territorio, risolve molte delle problematiche che normalmente fanno parte del settore dell’alimentare, come la deperibilità e i tempi di consegna.

Gli scenari che si prospettano non credo siano completo appannaggio dell’uno o dell’altro sistema distributivo ma pare chiaro che la tecnologia, correndo più che esponenzialmente, favorirà ancor più l’online, nonostante la lentezza cronica che alcuni stati come il nostro hanno nell’adeguarsi a questi cambiamenti. Me l’aspetto più tardi ma l’effetto lo sentiremo anche in Italia. E’ comunque una rivoluzione e quindi mi immagino che l’onda lunga del ridimensionamento dei Centri Commerciali, della Grande Distribuzione Organizzata, del Retail, che è iniziata in America, arriverà anche qui con le annesse ripercussioni sull’occupazione.

Bisogna quindi agire per tempo senza fare battaglie di retroguardia che difficilmente trovano soluzioni. Dobbiamo immaginare oggi, subito, gli scenari da qui ai prossimi vent’anni e fare le nostre proposte che prevedano di rivedere le regole sul lavoro, di favorire l’avvio di nuove attività e l’inserimento di nuove figure professionali, di valorizzare la formazione di qualità.

Se da un lato il cambiamento va in questa direzione ed è chiaro che ciò potrà provocare un ulteriore nuovo periodo di scossoni e turbative nel mondo del lavoro, è fondamentale che i cittadini inizino a ragionare e a informarsi su questi possibili scenari, perché sappiamo tutti che i tempi di reazione della politica sono lenti.  Il MoVimento 5 Stelle il programma di governo lo sta scrivendo assieme ai cittadini ed è importante che partecipiate quanto più possibile.

Cambiamento non vuol dire necessariamente miglioramento, come ha cercato di farci credere l’ex premier Renzi quando voleva farci bere la sua riforma costituzionale, ma sta a noi portavoce M5S assieme ai cittadini lavorare perché questi due termini coincidano.

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