Domani è il primo Maggio: Festa del lavoro che non c’è

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Domani è la festa del lavoro, mi chiedo se sia possibile dare lo stesso significato a questo giorno rispetto a 20 o 30 o anni fa.
L’origine della festa la troviamo nell’America di fine ‘800, per ricordare le battaglie operaie per arginare lo sfruttamento dei lavoratori, fissando a otto ore il tetto massimo giornaliero.
In due righe quindi c’è già la risposta: oggi, quantomeno qui in Europa e soprattutto in Italia, la battaglia non è più su questo fronte, ma sulla necessità di un numero enorme di cittadini oggi di trovarle quelle otto ore al giorno da lavorare, e in futuro di poterne lavorare meno a parità di reddito e con un aumento della qualità della vita e dei posti di lavoro, come da programma del Movimento 5 Stelle.

La disoccupazione dilania molti cittadini rimasti al palo, l’ultimo baluardo del welfare è la famiglia, nonni e parenti che mettono a disposizione tempo, quel po’ di denaro risparmiato nel corso degli anni e la casa da condividere.
I giovani, ma ormai anche meno giovani, che scappano dal paese più bello del mondo, l’Italia, perché senza speranza sono l’icona di un progetto fallimentare che vede gli ultimi governi italiani tra i principali artefici.

Non avere il lavoro, al di là dell’evidente problema economico, genera un senso di frustrazione e toglie quello che non si dovrebbe mai togliere a nessuno: la dignità.
MEME Primo maggio_02

Tutto questo per dire che secondo me la festa del primo maggio sicuramente ha ancora un senso ed è sacrosanto mantenerla, ma profondamente cambiato rispetto alla sua origine.
Il senso è ricordare cosa significhi per una persona perdere il lavoro o per un giovane non riuscire ad entrare nel mondo del lavoro, e soprattutto ricordarlo a chi governa il nostro paese che tutto fa tranne che creare le condizioni per invertire questa deriva.
Su questo però non ho molta fiducia, perché chi è artefice della legge Fornero e chi l’ha votata, chi ha tolto l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori sono gli stessi che siedono lì ancora oggi sugli stessi scranni del Parlamento. Ed è impossibile che chi crei un problema e poi un altro e poi un altro ancora sappia anche risolverli.
Come ricordavamo ieri Alessandro Di Battista ed io, con cui ho condiviso un mini tour di sostegno ai candidati sindaci qui in Friuli Venezia Giulia, il PD, cioè la sinistra, ha tolto i diritti ai lavoratori col Jobs Act e la destra liberale con Berlusconi ha inventato Equitalia, affossando la piccola impresa. Il paradosso.
Questi signori che hanno fatto queste scelte scellerate meriterebbero sì di restare senza lavoro, la dignità invece con quelle azioni l’avevano già persa.
Sarà un piacere mandarli a casa o dove meritano, per sempre.
Buon primo maggio a tutti, a riveder le stelle

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