Polli alla diossina, la Regione FVG scopra le carte

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Quelle carte devono saltare fuori, la Regione FVG scopra i documenti inviati a Bruxelles: sono quei dati ad aver portato la Commissione Europea a minimizzare la grave situazione di inquinamento ambientale che è invece presente nel maniaghese.

Polli

Dato che abbiamo ricevuto solo documenti parziali da parte della Commissione Europea, invito nuovamente la Regione FVG a mostrare le carte inviate a Bruxelles sul caso dei polli alla diossina.

In quei documenti erano contenuti dati e pareri che hanno portato la Commissione a disinteressarsi di una situazione di allarme sanitario tutt’ora in corso e ad archiviare le due petizioni popolari in merito: comunicazioni che, soprattutto alla luce dei dati ambientali emersi successivamente, appaiono volti a minimizzare una situazione di grave e diffuso inquinamento che avrebbe messo molti politici e molti imprenditori del maniaghese in grande imbarazzo.

Ricordo infatti che fu grazie alla risposta che il Commissario europeo alla salute e sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis diede il 25 novembre 2016 alla mia seconda interrogazione sul tema, che emerse la notizia riguardante i due campioni di gallina catalogati come “non conformi” ai limiti di diossina previsti dalla legge ma che non vennero considerati significativi dalla Commissione.

Nella risposta all’interrogazione si legge infatti che questi campioni, analizzati nel 2015, provenivano da due piccole aziende a conduzione familiare, situate l’una vicino all’altra, in cui era allevato solo un numero ridotto di galline ovaiole. La situazione di queste aziende a conduzione familiare è stata oggetto di verifica in loco da parte delle autorità sanitarie locali mediante analisi dell’ambiente e degli alimenti di origine animale. Il problema è stato individuato nella cattiva manutenzione del cortile in cui erano allevati i polli ruspanti, dove sono state riscontrate prove dello sversamento di rifiuti (oli lubrificanti, ceneri residue e rifiuti incombusti).

Queste campionature non costituiscono peraltro gli unici episodi conosciuti e monitorati di inquinamento. Tutt’altro: esistono numerosi altri casi di evidente contaminazione ambientale emersi grazie alle analisi disposte dai cittadini e dai comitati locali.

È imbarazzante quanto è poi emerso sul conto dell’AAS 5, e cioè che non avrebbe mai ricevuto le analisi incriminate fatte nel 2013 dai comitati locali, visto che un’Istituzione pubblica preposta a vigilare sulla salute pubblica si sarebbe dovuta attivare per acquisirle non appena avuta notizia dai giornali; che il campione che avevano usato per le analisi del 2014 (la cui quantità sarebbe risultata insufficiente) sia andato perduto e ritrovato più di 6 mesi dopo, inutilizzabile; e che volevano procedere ad esami dei foraggi prodotti nella zona incriminata per l’inquinamento ma non hanno trovato produttori locali e quindi non hanno fatto più niente (al 8/7/2013).

Tre situazioni che fanno emergere una gestione non professionale e negligente sulla quale la Regione e l’Assessore competente devono rispondere.

Ritardi nel far emergere una situazione di grave inquinamento ambientale sono un grave danno alla salute dei cittadini.

Il problema esisteva nel 2011 ed esiste tutt’ora e chi ha cercato di minimizzarlo dovrebbe prendersene tutta la responsabilità, sotto tutti i profili, prima che queste emergano per mano di altri.

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