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Agricoltura, il ricambio generazionale che non c’è e il rischio per l’Italia


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Agricoltura e giovani: due mondi separati da un insormontabile muro di difficoltà. Un binomio che in Europa ancora non sfonda, nonostante il problema sia sotto la lente della politica agricola comune da più di trent’anni. Nel 2013, in Italia, più del 60% degli agricoltori aveva oltre 55 anni, mentre solo il 5% ne aveva meno di 35. Il dato europeo non è molto migliore, rispettivamente il 54,9% e il 5,9%. Che è un po’ come dire che manca il ricambio generazionale del settore.

Nonostante le misure di sostegno previste a livello europeo, l’accesso alla terra per i “giovani agricoltori” – cioè quelli che hanno meno di 40 anni – è difficile. Dal 2005 al 2015 le aziende agricole in Unione europea sono diminuite di 3,8 milioni e parallelamente le dimensioni di quelle esistenti sono aumentate mediamente del 36%. Il settore, in altre parole, sta subendo un processo di concentrazione della proprietà. In più occasioni abbiamo ribadito la necessità di misure che disincentivino questo fenomeno, per rendere il mercato fondiario più fluido e favorire l’ingresso anche ai più giovani.
La Politica Agricola Comune (PAC) prevede che gli Stati possano riservare fino al 2% dei pagamenti diretti ai giovani agricoltori. Questi pagamenti favoriscono però l’aumento del prezzo dei terreni: ecco perché abbiamo chiesto, per la riforma della PAC, di far sì che i sussidi vengano erogati a chi lavora davvero la terra, e non agli speculatori. Per raggiungere questo obiettivo è essenziale quindi chiarire la definizione di “agricoltore attivo”.
Un altro problema è legato al fatto che i mezzi a disposizione favoriscono la successione intergenerazionale, cioè l’ingresso per ereditarietà nella gestione dell’azienda di famiglia. Il criterio svantaggia però gli altri, il che si traduce in maggiori difficoltà nell’accesso alla terra: abbiamo chiesto che siano previsti strumenti dedicati ai nuovi agricoltori, a quelli cioè che vogliono inserirsi per la prima volta nel settore.
Quanto abbiamo detto finora viene reso più difficile da un ulteriore elemento. Ogni anno molte domande di finanziamento, che pure presentano i requisiti necessari, devono essere respinte. Il motivo? L’insufficienza di fondi. A tal proposito, nei negoziati sulla PAC stiamo lavorando affinché si soddisfino tutte le richieste, trovando cifre dedicate alla fetta giovane degli agricoltori.
Favorire l’accesso degli under 40 nel settore è essenziale sia per il ricambio generazionale, che favorisce la preservazione del settore, sia in una prospettiva di rinnovamento delle metodologie e tecniche, come l’agricoltura biologica o l’agricoltura di precisione. Le nuove generazioni, infatti, si dimostrano molto più interessate a sperimentare, ma purtroppo si scontrano con un’offerta formativa non sempre adeguata e costi iniziali molto alti. Introdurre strumenti ad hoc come dei sussidi per rendere queste spese meno onerose rientra tra i nostri obiettivi.
Cambiare approccio non è solo possibile, ma anche e soprattutto necessario: ce lo chiedono i giovani cittadini, ce lo chiede il futuro dell’Unione europea. Noi vogliamo abbattere quel muro che separa i giovani dall’agricoltura. Ristrutturiamo il settore e ripartiamo più forti di prima, in Italia e in Europa.


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