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#Dieselgate: la morte viaggia su strada


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Ormai è acclarato, le conseguenze delle emissioni di diesel mietono ogni anno migliaia di vittime e l’Italia del Nord purtroppo detiene questo triste e preoccupante record. Il 50% dei decessi in tutta Europa dovuti a queste emissioni avvengono proprio da noi, in gran parte nel Nord Ovest d’Italia.


I dati, abbastanza impietosi, provengono da due studi internazionali, uno dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) e l’altro del Norwegian Meteorological Institute (MetNorway).
In pratica, mentre il famoso PM2.5 viene in qualche modo arginato dai filtri delle auto, gli ossidi di azoto (NOx) sfuggono a questi e si liberano nell’atmosfera, mescolandosi ad altre particelle nocive e formando così altro PM2.5. Gli ossidi di azoto superano di 400 volte i limiti prefissati dall’Ue, quindi potete immaginare il potenziale nocivo che si portano dietro.

Detto ciò, ritengo che la vera responsabilità stia in chi ancora oggi non riesce né ad immaginare un mondo che si alimenti di energia pulita, di sistemi energetici sostenibili, né fa nulla perché questa scelta, che ormai è l’unica perseguibile, acceleri il proprio percorso.

Proprio domani il caso #Dieselgate sarà nuovamente discusso qui a Strasburgo, dove parleremo di omologazioni e vigilanza su veicoli a motore.

Dobbiamo bloccare l’immatricolazione di auto a carburazione inquinante, decongestionare il traffico da questi mezzi, in primis nei centri cittadini e sulle grandi arterie, proprio dove il numero di decessi per queste cause è abnorme. E soprattutto dobbiamo attuare un piano energetico che preveda una mobilità diversa, totalmente sostenibile, un trasporto merci su rotaia. Con la vita delle persone non si scherza.


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