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Dieselgate, un faticoso passo avanti tra compromessi e lobby


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In commissione Mercato Interno e Protezione dei Consumatori (IMCO) avevamo un’opportunità unica, quella di riformare una volta per tutte il sistema di omologazione di tutte le auto immesse sul mercato e di evitare nuovi dieselgate, lo scandalo delle emissioni truccate da alcune delle più grandi case automobilistiche, che ha coinvolto giganti come Volkswagen e Fiat Chrysler da una parte, e istituzioni come la Commissione Europea e vari Stati come Germania e Italia dall’altra. Non possiamo nasconderci, questa opportunità unica non è stata sfruttata appieno. Il M5S voleva di più, molto di più di ciò che è stato approvato.

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Ci siamo battuti nei negoziati con gli altri gruppi politici con lo scopo di difendere gli interessi dei cittadini nella maniera più ampia possibile. Il risultato è il testo di compromesso che abbiamo votato e che non è ciò che volevamo, ma è un passo avanti rispetto alla normativa attuale. Non votarlo avrebbe significato lasciare tutto com’è e permettere il proliferare di nuovi scandali.

LA PROPOSTA M5S
Se c’è una cosa che lo scandalo Volkswagen ci ha insegnato e che l’intero sistema europeo è inadeguato a proteggere i consumatori. Nel sistema odierno accade una cosa quantomeno surreale, sono le autorità di omologazione nazionale a testare in laboratorio le auto dell’industria automobilistica di casa, dando il via libera all’immissione sul mercato dei nuovi modelli.

Secondo voi, il Governo italiano che rilascia le omologazioni auto andrà mai a colpire la Fiat? Oppure il governo francese negherà mai delle autorizzazioni alla Renault, della quale detiene anche una quota rilevante? E il governo tedesco, pur sapendo che le emissioni dichiarate dai veicoli della Volkswagen erano false, ha mai mosso un dito contro la propria casa automobilistica? Naturalmente no! E proprio per questo, durante i negoziati, abbiamo proposto un sistema che permettesse di superare i conflitti di interesse nazionali. Volevamo che un organismo terzo e indipendente effettuasse un certo numero di controlli su strada, sui veicoli in circolazione. In modo da individuare le omologazioni non conformi, quelle rilasciate in maniera troppo generosa dalle autorità nazionali. Un sistema molto simile a quello statunitense, l’unico, sinora, a funzionare nella pratica, tanto da aver scoperto gli inganni della Volkswagen.

Purtroppo nei negoziati non è stato possibile percorrere questa strada, ma abbiamo lavorato sul testo di compromesso con lo stesso obiettivo: costruire un sistema che permettesse di evitare, il più possibile, le frodi ai danni dei cittadini. Per definizione, nessuna norma rende il sistema immune da frodi. Ma una norma scritta bene può limitarle al massimo. L’approccio che proponevamo avrebbe senz’altro blindato il sistema, ma il testo votato oggi è comunque un passo avanti verso una maggior tutela. Ecco perché.

      1. I nuovi modelli di auto verranno controllati in più Stati
      2. Ogni Stato dovrà controllare il 20% dei nuovi modelli di auto immessi sul mercato nell’anno precedente. Questo significa che un nuovo modello lanciato dalla Fiat in tutta Europa

non verrà controllato solo in Italia 

      ma in vari Stati europei. Fare accordi sotto banco con diversi Stati sarebbe senz’altro più difficile per le case automobilistiche. La possibilità d’ingannare si riduce.
        2.

Nessuno potrà dire di non sapere

          Le rivelazioni di questi mesi sul #dieselgate hanno chiarito che erano in molti a sapere degli inganni della Volkswagen. Alcuni governi, come quello danese, chiedevano da tempo alla Commissione di aprire indagini, mentre all’interno dell’esecutivo erano in molti a sapere, ma a fare finta di non essere a conoscenza del problema. Con questo testo le cose cambiano. Esisterà un

    Forum del quale faranno parte anche Ong

        , associazioni dei consumatori e rappresentanti del Parlamento Europeo, che avrà il compito di segnalare agli Stati e alla Commissione eventuali magagne. E stavolta, alle segnalazioni dovrà seguire un’azione immediata dell’esecutivo, che dovrà informare gli Stati e potrà effettuare test e ispezioni indipendenti.

     

    LA BATTAGLIA CONTINUA
    Il testo votato oggi approderà in Plenaria tra circa due mesi. Sfrutteremo questo tempo per entrare ancora di più nel dettaglio e per proporre modifiche al testo in modo da rafforzare ancora di più la tutela dei cittadini.


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