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Ferriera di Trieste, gli interessi economici prevalgono sul diritto alla salute


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Con il prossimo rilascio da parte della Regione dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia) al reparto siderurgico della ferriera di Servola a Trieste, le restrizioni imposte sulle emissioni non garantiscono affatto la tutela della salute dei residenti del quartiere, alle prese da anni con l’ingombrante presenza dello stabilimento oggi di proprietà della Siderurgica Triestina.

ferriera servola trieste Marco Zullo M5S Europa

Fumi, odori, ma soprattutto il preoccupante deposito di polveri costituiscono gli effetti direttamente percepibili dalle famiglie triestine che risiedono nel rione di Servola, dove negli anni si sono moltiplicati i casi di patologie oncologiche sulle cui cause più di qualcuno preferisce sorvolare. Chi dovrebbe garantire la salute dei cittadini, ovvero il sindaco Cosolini e la presidente della Regione Serracchiani, oggi preferisce alzare le mani e scegliere la via dello status quo, assicurando che l’impegno del Comune è stato teso a ottenere il massimo degli strumenti per verificare l’operato dell’azienda.

Il tutto, a poche settimane da nuovi sforamenti, che lasciano poco tranquilli gli abitanti e chi con la ferriera ha a che fare quotidianamente. Sono stati fatti rilievi e misurazioni che hanno dimostrato l’origine siderurgica delle polveri di ricaduta, ma i timidi provvedimenti delle istituzioni non hanno minimamente risolto il problema. E così con i rumori, segnalati oltre la tollerabilità, con i vigili impossibilitati a intervenire perché l’Aia c’era, come segnalato correttamente anche dal comitato No Smog, L’unica soluzione praticabile è la delocalizzazione dell’impianto.



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