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Fine del Roaming: come il palazzo racconta quel che vuole, non quel che è


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E’ del lontano 28 ottobre del 2015 il mio post che metteva in chiaro che la tanto sbandierata fine del roaming annunciata per oggi, 15 giugno 2017, non era altro che la solita propaganda di cui la maggioranza politica del Parlamento europeo fa largo uso.
Una propaganda fatta con tanto di comunicati stampa ufficiali, tanto da farci sperare, nel giugno 2015, che fosse davvero così. Invece la fregatura era dietro l’angolo!
Riavvolgendo il nastro della vicenda roaming, nel 2015 il Movimento 5 Stelle aveva scritto una lettera al Consiglio Ue nella quale gli Stati venivano sollecitati a porre fine al roaming, alla vera fine del roaming, non a quello che i cittadini europei si troveranno servito su uno scintillante piatto d’argento da qui in poi.

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La realtà è ben diversa e come c’era da aspettarselo le insidie per gli ignari cittadini europei sono molte.
In primis le tariffe del vostro telefonino potranno subire variazioni, anche sensibili, perché dopo 4 mesi scattano i controlli da parte dell’operatore telefonico. Se il tempo speso all’estero è superiore a quello speso in Italia scatta un sovrapprezzo sulle chiamate e il roaming per il resto dell’anno viene ripristinato.
E poi se ad esempio io chiamo col mio cellulare con contratto italiano un amico francese, che ha un numero di telefono francese, la chiamata resta internazionale, con i suoi costi esorbitanti, nonostante questi costi non siano affatto proporzionati a quelli sostenuti dalle compagnie telefoniche: un costo per loro irrisorio che nei nostri emendamenti al codice delle telecomunicazioni attualmente in discussione chiediamo di abolire!
E poi il traffico dati sarà limitato (alcuni operatori hanno già annunciato il tetto di 1 un giga). Quindi di che cosa stiamo parlando?
Solo di pura e semplice propaganda. Una propaganda a cui diciamo basta!


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