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Glifosato e Bayer: arriva la terza condanna


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La casa farmaceutica Bayer perde, per la terza volta consecutiva, il processo sul Roundup, diserbante prodotto dal colosso americano Monsanto, ora controllato dalla stessa società tedesca.

Il tribunale superiore di Oakland, California, ha dichiarato che l’azienda non ha adeguatamente esplicitato i rischi legati all’utilizzo del prodotto. La giuria ha quindi condannato Bayer al risarcimento di 2,05 miliardi di dollari a favore di Alva e Alberta Pilliod, coppia che ha contratto un tumore maligno denominato non-Hodgkin, il quale attacca il sistema linfatico. Secondo la giuria, l’utilizzo protratto per oltre 30 anni del pesticida è da ritenersi fattore significativo per lo sviluppo della malattia.

Anche in questo caso Bayer ha annunciato il ricorso, sostenendo che la decisione della giuria vada in contrasto con quelle dell’Agenzia per la protezione ambientale e il consenso delle autorità sanitarie globali: questi riterrebbero, infatti, che i prodotti a base di glifosato possano essere utilizzati in modo sicuro e che non siano cancerogeni.

Tuttavia, dopo lo scandalo dei “Monsanto Papers”, che ha visto coinvolti diversi scienziati autorevoli che su richiesta della multinazionale americana, avrebbero firmato testi dove si smentiva la pericolosità del glifosato per la salute dell’uomo, una più recente accusa mina nuovamente la credibilità di questa azienda. Nel 2016 Monsanto avrebbe stilato, infatti, una lista di personaggi dell’opinione pubblica francese, tra cui politici e giornalisti, da convincere al fine di migliorare la propria immagine. Questa scorrettezza nei confronti dei consumatori non è da escludere si sia limitata alla sola Francia, ma potrebbe aver riguardato altri Paesi Europei.

Il Roundup rimane ancor oggi tra gli agrofarmaci più utilizzati al mondo. Nel 2017 la Commissione Europea ha prorogato di altri 5 anni l’autorizzazione al commercio degli erbicidi contenenti glifosato, tra i quali il diserbante in questione. Tale proroga è stata richiesta da ben 18 Stati contro i 9, tra cui l’Italia, i quali hanno espresso voto contrario. Il nostro Paese adotta tutt’ora un atteggiamento prudenziale per quanto riguarda il glifosato il cui uso, già dal 2016, è vietato per legge in aree sensibili come parchi e scuole, e in quei terreni nei quali la sostanza potrebbe facilmente penetrare nel sottosuolo.

Tuttavia c’è ancora molto da fare per la nostra salvaguardia.

Promuovere una transizione verso l’agricoltura di prodotti biologici rimane il modo più sicuro per tutelare la nostra salute e quella dell’ambiente.


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