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Il Parlamento Ue dalla parte delle lobby! Per il #Ceta pagheranno i cittadini


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Come militari, i parlamentari europei ricevono un ordine dall’alto ed eseguono senza discutere. E se l’ordine è “il Ceta s’ha da fare”, s’ha da fare e basta, senza inceppi o tentennamenti.

Per questi signori, chiedere un parere alla Corte di Giustizia Europea sulla legalità di questo trattato, evidentemente, è un inceppo. Visto mai che la Corte ti dica che il Ceta è illegale perché calpesta le leggi nazionali, e pure quella europea.

No, questo rischio non si può correre. Si va avanti perché così hanno deciso le lobby che ci governano, e se poi le multinazionali cominceranno a fare causa agli Stati in maniera massiccia (oggi accade) e i cittadini dovranno pagare con le tasse queste cause, poco importa, il rischio di chiedere un parere alla Corte che garantisce il rispetto dei trattati è troppo alto.

E così, alla richiesta del Movimento 5 Stelle e di altri eurodeputati francesi, tedeschi, inglesi e di altri Paesi di chiedere un parere alla Corte di Giustizia Ue sono solo in 258 a rispondere in maniera positiva, ben 419 europarlamentari, invece, votano contro. La proposta non passa. La trasparenza e il bene dei cittadini restano la priorità di una minoranza di eletti.

Cos’è il Ceta e perché ci opponiamo

Il Ceta è l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada che oltre ai dazi doganali che limitano le transazioni commerciali, ha lo scopo di abbattere le barriere non tariffarie, ovvero i diritti dei lavoratori e le leggi a tutela dei cittadini che sottraggono alla logica del profitto a tutti i costi una serie di scelte economiche e commerciali, in Italia e nel resto d’Europa. In pratica, un altro Ttip.

Marco Zullo M5S Europa ceta

Una disgrazia per il clima

Il Ceta è anche in netto contrasto con gli obiettivi climatici contenuti nell’accordo sul clima di Parigi, la cosiddetta Cop21, e risulta in conflitto con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per una ragione molto semplice: dà priorità agli interessi di aziende e investitori rispetto ai diritti delle comunità e dell’ambiente.

Il Ceta non fa differenza tra energia da fonti fossili ed energia da fonti rinnovabili. Uno dei suoi obiettivi è quello di liberalizzare gli scambi di energia tra il Canada e l’Europa e renderà più facile e redditizio un investimento già oggi in voga: l’importazione massiccia dal Canada di petrolio estratto da sabbie bituminose.

Questo carburante emette nell’atmosfera il 49% di CO2 in più rispetto al petrolio convenzionale ed è considerato il combustibile più sporco al mondo.

Come è possibile raggiungere gli obiettivi dell’accordo sul clima di Parigi per limitare il riscaldamento globale se continuiamo a estrarre e ad importare massicciamente dal Canada petrolio estratto da sabbie bituminose?

Il Tribunale che favorisce le multinazionali sugli Stati

Ma il punto più controverso del Ceta riguarda l’implementazione di meccanismi di risoluzione delle controversie tra investitori e singoli Stati, il cosiddetto sistema ICS . Questo strumento consentirebbe ai grandi investitori stranieri di citare in giudizio gli Stati, aggirando i tribunali nazionali e ricorrendo direttamente a tribunali di arbitrato internazionale, il più delle volte composti da giuristi d’impresa. Cosi, se una legge nazionale riduce drasticamente i profitti di una multinazionale, la corporation cita in giudizio lo Stato, e lo Stato (dunque, i suoi cittadini) è costretto a sborsare miliardi in caso di sconfitta. Tutto questo accade già oggi e con il Ceta verrà rafforzato.

Senza parlare dello scandalo legato agli appalti pubblici di cui vi abbiamo parlato qui http://bit.ly/2frkPDp

Non ci resta che sperare nel Belgio

Questa corte sovranazionale non può che essere illegale! E noi avremmo voluto un po’ di trasparenza, attraverso la richiesta di parere alla Corte di Giustizia Europea. Peccato che né gli Stati all’interno del Consiglio (che hanno forzato il Belgio ad approvare il trattato), né la maggioranza dei parlamentari, sembrano avere a cuore gli interessi dei cittadini.

Ora non ci resta che sperare che il Belgio rispetti quello che è stato chiesto da uno dei suoi parlamenti regionali, quello Vallone, ovvero di chiedere il parere alla Corte di Giustizia Europea.

Ma il M5S non si fermerà! Continueremo ad opporci al trattato in tutte le sedi, voi passate parola e fate crescere il fronte del dissenso!

 


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