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Ludopatia, gioco e dipendenza. – by Stefano Diana


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Scrive Stefano Diana, nato e cresciuto a Pordenone, ora vive a Stoccolma

Giovedí 19 Settembre, sulla pagina del Gazzettino.it (quotidiano di riferimento del Nord-Est), sezione di Pordenone, fa bella vista un articolo dal titolo “Zoppola fa Bingo: arrivano cento nuovi posti di lavoro”.

L`articolo, nel descrivere pomposamente la notizia, prosegue dicendo che l’apertura di una nuova sala bingo da oltre 700 posti e con oltre 100 slot machine dará lavoro a un centinaio di persone fra cuochi, baristi, camerieri, operatori di sala e cassieri: l’80% di essi avrà un contratto a tempo indeterminato.

Vi invito a leggere personalmente l`articolo, che presenta questa notizia come una vera e propria opportunitá del tutto irrinunciabile per il territorio pordenonese.

Peccato, peró, che il giornalista Davide Lisetto si sia completamente dimenticato di fare il men che minimo cenno al fatto che la ludopatia è una patologia ormai riconosciuta dalle ASL, cioè una vera e propria malattia che, ad oggi, colpisce circa un milione di italiani.

Paolo Jarre, direttore del Dipartimento Patologia delle Dipendenze dell’Asl Torino 3, evidenzia che la vicinanza di un luogo dove sia possibile giocare d`azzardo é un fattore determinante per l’aumento del numero dei giocatori patologici: a Gorizia, ad esempio, che si trova al confine con la Slovenia, dove ci sono casinò aperti 24 ore su 24, la percentuale dei giocatori patologici è doppia rispetto al resto del Friuli Venezia Giulia. Per verificarlo, basta prendersi il disturbo di una telefonata al Centro di recupero giocatori d’azzardo, in provincia di Udine, per farsi un`idea della preoccupante dimensione che sta assumendo questo nuovo problema sociale.

Chiunque puó cadere nella trappola di questa dipendenza, anche se, piú frequentemente, ne sono soggetti i maschi in etá adulta. Lo scorso luglio é balzato alle cronache il suicido, a Ischia, di un ragazzo di soli 19 anni. Una vera e propria bomba sociale, quindi, pronta a esplodere e a rovinare la vita di molte persone che si lasciano sedurre dalla falsa illusione di risolvere i loro problemi davanti a una macchinetta, ma anche la vita delle loro famiglie. Il giocatore d`azzardo nasconde la propria patologia, se ne vergogna, mente ai propri cari e aumenta le proprie giocate sempre piú frequentemente nel tentativo di recuperare il denaro perso.

Per non parlare poi, del riciclaggio di denaro sporco che si verifica in questi ambienti, ormai acclarato dalle Istituzioni.

Ma di tutto ció il Gazzettino.it non fa cenno. Quello che conta sono quei (presunti) nuovi cento posti di lavoro, i cui stipendi saranno pagati da coloro che precipiteranno nel baratro del gioco, della solitudine e della depressione, le cui nefaste conseguenze dovranno essere poi affrontate dalle ASL locali a spese di tutti i contribuenti. Davvero un ottimo affare per la comunità.

Lo sconcertante lavoro del Il Gazzettino, è poi proseguito con le edizioni in edicola (a firma di altri giornalisti): il 26 settembre, a pagina 2, una intera pagina è dedicata alla grande festa di inaugurazione, senza scrivere una sola parola sul gioco d`azzardo patologico; il giorno dopo, un altro simpatico giro di vite con la scusa dell`allarme antincedio puntualmente scattato a causa di una sigaretta lasciata accesa in sala, come a dire che i locali sono perfettamente a norma e rappresentano un porto sicuro dove spendere (ma sarebbe meglio dire sprecare) il proprio tempo libero.

Mi pongo due domande. La prima è rivolta alla politica, al comune di Zoppola, alla Regione Friuli Venezia Giulia: é davvero impossibile bloccare l`aperture di questi casinó (perché di veri e propri casinó si tratta, dove mancano solo i tavoli verdi e le carte)? Perché non si può? E se si può, quali sono gli strumenti per impedirlo?

La seconda è rivolta alla direzione de Il Gazzettino: vi sembrano, i vostri, articoli completi per una informazione degna di tal nome? Ricordo che l’Italia figura al 67° posto tra i paesi con la maggiore libertà di stampa.


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