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Quote latte: a pagare siano i responsabili della malagestione, non i cittadini


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La condanna della Corte di giustizia europea per le quote latte secondo cui l’Italia “è venuta meno agli obblighi” per la produzione di latte in eccesso rispetto alla quota nazionale è un grande batosta. Chi politicamente è responsabile di tale sentenza -relativa al mancato recupero di una cifra stimata in 1,34 miliardi di multe sulle quote latte tra il 1995 e il 2009- deve rispondere immediatamente.

Sicuramente quello delle quote latte è un tema complesso: solo per quanto riguarda l’annata 2014-15  l’Italia ha pagato all’Europa circa 30 milioni di euro di multa. Però dai numeri della ricerca -presso l’istituto Zooprofilattico di Teramo detentore della Banca nazionale del bovino, e dall’incrocio delle due banche dati del ministero delle Politiche agricole e del ministero della Salute appare- portata avanti da me e dal mio collega, il senatore Luigi Gaetti, in oltre un anno e mezzo è emerso che in Italia vi siano una serie di anomalie.

Infatti le multe pagate all’Europa dai nostri allevatori non erano dovute: la Banca Nazionale del Bovino, certificata dalla Comunità Europea, perfettamente funzionante con elevati standard qualitativi, ha registrato che i capi equivalenti presenti nell’annata in esame erano troppo pochi per produrre il quantitativo di latte dichiarato. Pertanto le multe che hanno pagato gli allevatori non erano dovute.

Appare evidente che in Italia qualcosa non funziona, perché non ci sono vacche a sufficienza per produrre la quantità di latte dichiarato. A questo punto i casi sono due: se consideriamo giusta la quantità di latte dichiarato all’Europa, significa che per una parte viene importato dall’estero e spacciato per italiano, commettendo una frode commerciale. Se invece il numero delle vacche presenti è giusto, non ci poteva essere una sovrapproduzione e pertanto le multe non erano dovute.

Non dimentichiamo inoltre  che il tribunale dell’Unione europea con sentenza del 2 dicembre 2014 ha respinto il ricorso della Repubblica italiana avente ad oggetto una domanda di annullamento della decisione di esecuzione della Commissione, del 14 ottobre 2011, che esclude dal finanziamento dell’Unione europea alcune spese effettuate dagli Stati membri nell’ambito del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia, del Fondo europeo agricolo di garanzia e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale: l’Italia è stata condannata causa di irregolarità nei controlli afferenti al regime delle quote latte.

E’ sufficiente leggere la sentenza per rendersi conto che l’Europa aveva già capito tutto: infatti in un caso come questo, in mancanza di dati attendibili circa la quantità di latte prodotto, né lo Stato membro, incaricato di riscuotere il prelievo supplementare, né la Commissione, incaricata di eseguire il bilancio, possono dimostrare oggettivamente il quantitativo. Di conseguenza non essendo in condizione di controllare se la quota nazionale consentita sia stata superata, essi non sono neppure in condizione di valutare se debba essere riscosso un prelievo supplementare e, se sì, di calcolarlo.

Impressiona che nessuno degli istituti coinvolti, Ministeri, AGEA con le loro sedi regionali, Centri di Assistenza Agricola, Associazioni di Allevatori abbia mai fatto chiarezza e si sia messo a verificare questi dati. I vari Governi, e soprattutto Zaia -quando era ministro per le Politiche agricole del governo Berlusconi-  e la Lega Nord devono rispondere e pagare immediatamente: chi sbaglia deve pagare! Le scelte politiche errate non hanno fatto altro che penalizzare i nostri produttori e ricadere sulle tasche di noi cittadini italiani. Non sono state assolutamente prese in considerazione in modo adeguato le politiche comunitarie.

Tutto ciò è assolutamente sconcertante: ci sono famiglie ed imprenditori che stanno pagando gli sbagli altrui. A pagare invece devono essere tutti coloro che hanno gestito in questo modo sconcertante le quote latte. Andremo a fondo e i colpevoli risponderanno.


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