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Sempre più vicini a un accordo contro le pratiche sleali


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Come vi avevo già anticipato qui: https://goo.gl/MUa6XT, la scorsa settimana ho partecipato in aula alla discussione sulle pratiche sleali. Ho apprezzato l’ottimo lavoro che il relatore ha fatto presentando il suo progetto e condivido molte delle soluzioni che sono state proposte rispetto alle perplessità che avevo esposto nei precedenti dibattiti.

Mi trovo d’accordo sul fatto di stabilire dei criteri generali per individuare e definire effettivamente una pratica sleale. Sarebbe anche opportuno ampliare l’ambito di applicazione della direttiva per fare in modo che si possa comprendere tra le pratiche sleali anche quelle che si verificano in relazione alla fornitura di servizi da parte dell’acquirente collegati all’acquisto dei prodotti. Come mi è stato denunciato in riferimento a una grande catena, il compratore sì pattuisce un buon prezzo di acquisto, ma poi ‘obbliga’ chi vende, per esempio il contadino, a usufruire di un suo servizio a pagamento per scaricare la merce nei magazzini.

Già in precedenti discussioni è emerso il fattore “paura”, espresso nel fatto che i fornitori vessati spesso non denunciano il sopruso per timore di future ritorsioni. La soluzione ideale sarebbe dare la possibilità anche agli attori della società civile di sporgere denuncia presso le autorità competenti, sollevando così il singolo fornitore da tale incombenza.
È importante chiarire che si tratta di un provvedimento a tutela degli attori della filiera più deboli e quindi vessati, non di un atto punitivo nei confronti della grande distribuzione in quanto tale.

Altro elemento fondamentale è la creazione di un forte network tra le autorità nazionali designate, che agiscano secondo un’uniformità di criteri per quanto riguarda l’individuazione e la quantificazione delle sanzioni. Così sarebbe possibile evitare anche il “forum shopping”, ovvero la possibilità degli acquirenti di scegliere attraverso quale Paese sia più conveniente effettuare i propri acquisti.
La necessità di un coordinamento tra le autorità nazionali ancor più evidente se si parla di indagini, visto che spesso su questi temi hanno carattere transfrontaliero.

Qui potete guardare il mio intervento il Commissione.


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