Economia Circolare

Quando si parla di economia circolare l’attenzione all’aspetto normativo deve essere massimo affinché il rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini vengano inseriti al primo posto. Le materie prime rappresentano il 40% dei costi dell’industria manifatturiera europea. Se poi si aggiungono i costi di energia e acqua, raggiungiamo facilmente il 50% dei costi di produzione, mentre il costo del lavoro ammonta appena al 20%. Una gestione più efficiente delle risorse sarebbe in grado di produrre risparmi elevatissimi, che la Commissione Europea stima tra il 17 e il 24% entro il 2030. Senza contare che il 60% dei rifiuti prodotti non viene riciclato, il che rappresenta un’opportunità mancata soprattutto per le piccole medie imprese che potrebbero sviluppare nuove tecnologie verdi. In realtà, secondo i dati forniti dall’esecutivo europeo, il 93% delle Pmi nell’UE porta avanti iniziative per un utilizzo efficiente delle risorse, ma solo il 42% di queste ottiene risparmi reali. Questo vuol dire che gli strumenti esistono, ma le iniziative intraprese non sono affatto efficaci.

LA PROPOSTA DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Per rendere più efficiente la gestione delle risorse dovremmo migliorare ulteriormente l’accesso ai fondi diretti, coinvolgere gli enti locali chiamati a gestire quelli indiretti, permettere loro di fare rete e favorire l’accesso ai finanziamenti da parte degli imprenditori. Una gestione più efficiente delle risorse porterebbe ad un risparmio di un quarto dei costi aziendali, una cifra enorme per tutte quelle imprese che ogni giorno lottano per sopravvivere alla crisi. Da parte delle Pmi la volontà di tagliare i propri costi e diventare più sostenibili è grande, ma non solo si trovano di fronte al ben noto problema di accedere con fatica ai fondi, ma hanno anche il problema di ottenere risultati concreti quando vi accendono.

COME MIGLIORARE LA MACCHINA EUROPEA

1)L’Ue dev’essere più vicina alle aziende, incentivando e sostenendo il piano di ricerca e sviluppo così da sviluppare metodi e strumenti che aiutino le Pmi ad essere più sostenibili.

2) L’Europa deve dialogare di più con l amministrazioni e con le associazioni di categoria, implementando le proprie agenzie di riferimento sul territorio, chiamate Europe Direct.

3) L’Europa dev’essere costantemente informata di quello che sta accadendo, in modo da correggere subito il tiro per ottenere risultati concreti. Monitorare sempre.

PIANO D’AZIONE VERDE PER LE PMI
Il Piano d’Azione Verde per le Pmi è una strategia europea che, con i dovuti aggiustamenti, potrebbe essere una leva fondamentale per le nostre aziende, che rappresentano il 70% del nostro tessuto produttivo e che sono la vera e propria anima, troppo spesso dimenticata, della nostra economia. Il Piano analizza le azioni a livello europeo per incentivare le Pmi ad investire sul risparmio energetico e per abbattere i propri costi di produzione. Per farlo, si concentra sugli sprechi energetici e sugli sprechi dei materiali. Una loro riduzione porterebbe le nostre aziende a essere più competitive, a creare più occupazione.

Commissione Europea e Stati nazionali dovranno monitorare i risultati conseguiti dalle Pmi che hanno avuto accesso ai finanziamenti per l’innovazione verde, in modo da valutare l’efficacia di tali finanziamenti. Qualora i risultati dovessero dimostrarsi insoddisfacenti, l’esecutivo comunitario dovrà necessariamente approntare le opportune modifiche per migliorarne l’efficacia in tempi brevi.

OCCUPAZIONE VERDE COME MOTORE PER IL FUTURO

Il M5S vuole spostare la tassazione dal lavoro ai consumi di CO2. Con strumenti di defiscalizzazione si andrebbero a favorire quelle aziende che producono e forniscono beni e servizi ad alto valore aggiunto ambientale.

Un secondo concetto importante è la riqualificazione: incentivare importanti settori come quello delle ristrutturazioni in ambito edile significa promuovere progetti di “manutenzione” del territorio, contrastando il dissesto idrogeologico. Inoltre, vanno eliminati tutti i sussidi, diretti e indiretti, che ancor oggi favoriscono il consumo di combustibili fossili e parallelamente definire dei target vincolanti di risparmio ed efficienza energetica implementando il ciclo dei rifiuti: la Commissione Europea deve reintrodurre al più presto la proposta sul pacchetto di revisione delle direttive sui rifiuti, capace di generare 180 mila posti di lavoro.

Sarebbe importante che i singoli Stati collaborassero sempre più con le Istituzioni Europee per istituire una banca dati che elenchi i corsi di formazione e le offerte di impiego legate all’occupazione verde, allo scopo di migliorare la qualità delle informazioni, la consulenza e l’orientamento disponibili a livello di opportunità professionali e competenze necessarie per trarre vantaggio dalle possibilità lavorative offerte da un’economia sempre più ecologica.

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