Quote latte

Trent’anni fa, per evitare che la produzione eccessiva di latte facesse crollare i prezzi di mercato, si decise, a livello europeo, di applicare di applicare un prelievo finanziario per ogni litro di latte prodotto oltre una soglia negoziata e stabilita Paese per Paese. Una misura volta a disincentivare la produzione in eccesso. Se non vogliamo che il crollo dei prezzi dovuto alla fine del regime delle Quote Latte, avvenuta il 31 marzo 2015, estrometta definitivamente dal mercato i piccoli agricoltori e i piccoli produttori, le amministrazioni locali, Regioni in testa, devono favorire e monitorare processi di aggregazione per competere sul mercato europeo.

Quote gonfiate e multe salate (agli agricoltori)

Il regime delle quote latte é terminato nel 2015 dopo 30 anni, ma continua a far parlare di sé. I contribuenti italiani hanno pagato per oltre 4 miliardi di euro al posto di alcuni allevatori insolventi e che buona parte degli allevatori che si sono visti recapitare multe salatissime che li hanno costretti a chiudere. Gli sforamenti delle quote che hanno dato origine alle multe continuano ad alimentare sospetti.

Per anni l’Italia ha dichiarato più di quanto ha prodotto. Ma per favorire chi, visto che poi, regolarmente, arrivavano le sanzioni da parte dell’Unione Europea? Se il gioco é durato così tanto, evidentemente qualcuno aveva interesse a portarlo avanti. Non certo i piccoli agricoltori, ai quali veniva detto come compilare le cartelle delle quote latte e che si sono visti appioppare multe pesantissime credendo di essere nel giusto. Forse qualcuno traeva dei benefici dalla compravendita delle quote latte? E al ministero delle Politiche Agricole nessuno si é accorto di nulla? Nessuno, tanto per cambiare, ha pagato le conseguenze di questo scempio.

Cosa vuole il M5S

Con l’uscita delle quote latte rimane comunque in vigore il pacchetto latte europeo, lanciato nel 2012, il quale però non affronta i nodi strutturali del settore, anche se indirizza risorse alle organizzazioni di produttori, che sul territorio regionale andrebbero pertanto promosse e favorite.

Se non vogliamo che il crollo dei prezzi dovuto alla fine del regime delle Quote Latte estrometta definitivamente dal mercato i piccoli agricoltori e i piccoli produttori, le amministrazioni locali, Regioni in testa, devono favorire e monitorare processi di aggregazione per competere sul mercato europeo e per sfruttare gli strumenti economici contenuti nel Pacchetto Latte, varato dall’Ue nel 2012.

Le Regioni dovrebbero quindi farsi carico della situazione e verificare se e quante associazioni sono state costituite sul territorio.

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