I magredi sono un patrimonio naturalistico comune e vanno tutelati

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Non so quanti di voi conoscano la zona dei Magredi, un’incredibile spianata tra due fiumi, il Meduna e il Cellina, quest’ultimo un enorme corso d’acqua che una volta scorreva in superficie, ora non più, e che ci ha lasciato traccia del suo passaggio con questo incredibile scenario.

I Magredi sono una prateria ghiaiosa, una steppa dove proliferano piante autoctone, orchidee selvatiche, arbusti unici che una suggestiva ipotesi vuole importati involontariamente attorno l’anno mille, con l’invasione degli Ungari attraverso i semi attaccati agli zoccoli dei loro cavalli.
Questa zona è in buona parte compresa in un Z.S.C., zona speciale di conservazione (in sostanza, zona protetta dall’Unione europea). L’obiettivo di queste zone è quello di contribuire in modo significativo a mantenere o ripristinare flora e fauna tipiche di quello specifico territorio, o di mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente lo status quo, e infine di preservare la biodiversità locale.


La collega portavoce regionale Ilaria Dal Zovo conferma che la Regione Friuli Venezia Giulia ha addirittura emanato una norma a protezione di quella fetta di territorio, la n.17/2006, art. 22, per fissare delle tutele specifiche sull’area, in modo da salvaguardarla ancora di più dalle attività umane. Ebbene proprio in questi territori che vi ho appena descritto, da decenni si fanno esercitazioni militari e si corrono rally; attività queste tutt’altro che rispettose dell’ecosistema ambientale e di chi abita nei dintorni.
Se la Regione Friuli Venezia Giulia non smetterà di dare continue deroghe alla normativa vigente, rischiamo, oltre al danno la beffa, ovvero di vederci recapitare un’altra procedura d’infrazione. Dobbiamo ancora una volta aspettare che sia la Commissione europea e non i nostri amministratori locali a pretendere il rispetto dei nostri territori?

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